D O P P I A M E N T E

D O P P I A M E N T E

Annamaria Maccapani e Giulia Sacchetto

 

12 – 27 settembre 2015

Centro di Cultura La Medusa, Este (Pd)

 

Inaugurazione sabato 12 settembre, ore 18.00

Il Centro di Cultura La Medusa di Este (Pd) apre la stagione espositiva 2015/2016 con la mostra D O P P I A M E N T E di Annamaria Maccapani e Giulia Sacchetto, che verrà inaugurata sabato prossimo 12 settembre alle ore 18.00.

Annamaria Maccapani è originaria di Adria e Giulia Sacchetto di Rovigo. Entrambe classe 1990, hanno conseguito nel 2014, il diploma accademico di primo livello presso l’ Accademia di Belle Arti di Venezia: Annamaria in scultura e Giulia in pittura. Attualmente frequentano, sempre a Venezia, il biennio specialistico nei medesimi indirizzi.

La loro collaborazione inizia nel 2013. Questo duo nasce spontaneamente, unendo ciò che hanno in comune e facendo convivere ciò che hanno invece di diverso: compensandosi. Un percorso che richiede la pazienza di dover confrontarsi-scontrarsi continuamente con la propria compagna di viaggio ma anche la forza di poter supportarsi l’una con l’altra. In mostra troveremo proprio un’installazione interamente composta da piccole schegge, recuperate da piatti rotti, che andranno solo parzialmente a comporre una forma, a simboleggiare che il lavoro di Annamaria e Giulia è solamente l’inizio di un percorso che stanno costruendo man mano insieme.

Amore per la manifattura di oggetti di un tempo, per la cura dei particolari. Una costante dei loro lavori è, infatti, il recupero di oggetti inutilizzati, non dovuto però ad una specifica sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali bensì all’attrazione che le due artiste provano nei confronti di ciò che ha alle spalle una storia e che giace, invece, magari dimenticato.  Ecco le due antiche Sedie cucite-legate tra loro, in cui l’una non starebbe in piedi senza l’altra, un gioco di equilibri in cui l’unione fa la forza. Poi il grande Principio-tavolo da lavoro, elemento ricorrente ogni qualvolta si trovano a lavorare: una sorta di studio senza pareti, la base da cui partire e su cui appoggiare insieme le mani nello sviluppo di un lavoro. Tra le opere presenti anche un’installazione interattiva: il Tavolo trottole. Su di un tavolo saranno infatti messe a disposizione dello spettatore una serie di speciali trottole dotate di una punta di matita, in grado di segnare il percorso da loro fatto ogni volta che qualcuno le lancia e che crea, dunque, nel foglio sottostante un inedito disegno-trama. Ognuno può lasciare il segno del proprio passaggio.

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Annamaria Maccapani e Giulia Sacchetto hanno preso parte sia nel  2014 che nel 2015 ad Art Night Venezia, esposizione collettiva presso l’ Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 2015 hanno, inoltre, partecipato alla Mostra collettiva Mostri-Visioni e deformazioni presso la chiesetta sconsacrata dei Giuseppini di Spresiano (TV);  in collaborazione con il gruppo “In orbita” (composto da Marta Allegri, Bruno Amplatz, Luca Marignoni, Cristina Calderoni, Miriam Montani, Ilaria Fasoli, Giulia Sacchetto e Annamaria Saccapani) all’ esposizione collettiva presso ZACC- Zonca Art Contemporary Center (Arcade-TV) in occasione dell’ evento “OASIS-CONTEMPORARYARTPERFORMANCE” curato da Laure Keyrouz;  al Simposio di scultura Land art Tracce di Passaggio, organizzato da Federico Seppi e curato da Michela Dal Brollo presso Ruffrè-Mendola (TR) e al workshop riparare, prendersi cura a cura di Marta Allegri in “Dolomiti Contemporanee 2015- Terraforming project” presso Villaggio Eni- Borca di Cadore. Nel maggio 2015 si aggiudicano il primo premio partecipando al simposio di scultura organizzato dal Centro di  Cultura La Medusa, tenutosi presso il Lido di Venezia in località Alberoni, curato da Thomas Tosato e Giulia Drago. 

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Ecco “Watch the City”: Este come non l’avete mai vista

11401261_376906879170092_4799849069939126681_nVenerdì 19 giugno alle ore 18,00 presso l’Atrio di Ca’ Gentilini al Ponte delle Grazie (angolo via Mulini) a Este verrà inaugurata WtC (Watch the City), mostra fotografica che documenta aspetti inusuali e particolari caratteristici  del canale Bisatto. Quattro giovani fotografi hanno catturato immagini sorprendentemente evocative e dense di significati. L’allestimento accompagna il visitatore, come in una virtuale immersione nell’acqua, da una sponda all’altra del canale, attraverso i diversi linguaggi e le diverse sensibilità degli autori.

“Abbiamo cercato di catturare spazi e angoli di Este che tutti conosciamo, ma che solo in pochi sono capaci davvero di cogliere” spiega Arianna Ferraretto, fotografa. “Questi scatti rappresentano una proposta inedita del modo di raccontare, percepire e vivere la città. Ognuno è il frutto di una profonda ricerca personale, e in ciascuno è presente un pezzo di anima dell’autore. Sono fotografie scattate seguendo le suggestioni che Este ci ha dato, e che per questo sapranno emozionare lo spettatore.”

La mostra rimarrà aperta per tutta la durata di WaterCity con i seguenti orari: venerdì, sabato e domenica dalle 17,30 alle 20,00. Nel mese di luglio, in occasione delle Notti Bianche, la mostra si potrà visitare anche il giovedì dalle 21,00 alle 23,00.

Verum Ipsum Factum

Intervento di Toni Zogno all’inaugurazione della mostra “WaterCity_la città e
l’acqua” all”Ex-Pescheria, 13/06/2015 *

Verum ipsum factum

Nella bella porta d’ingresso dello IUAV, ai Tolentini, Carlo Scarpa ha voluto imprimere il motto vichiano: VERUM IPSUM FACTUM ovvero, “la verità è nello stesso fare”, dove i termini latini VERUM e FACTUM sono usati scambievolmente, o meglio – come si insegnava a scuola – si “convertono l’uno con l’altro”.
Come per Giambattista Vico, anche per l’architetto veneziano la ricerca del vero si identificava col fare, e in quel “fare” è contenuto il pensare – imprescindibile per lo sviluppo qualsiasi idea o progetto – che è proprio della mente umana.

La premessa motiva la scelta de La Medusa di sostenere Water City, condividendo il pensiero che WC fosse un’opportunità per i giovani “under 35” della città di Este di conoscere la storia di questo territorio e delle sue trasformazioni, lette attraverso l’acqua e il paesaggio che essa ha così fortemente connotato.

Questo pensiero si è concretizzato in un progetto – impegnativo e sicuramente imperfetto – che in questi giorni e fino alla fine di luglio trova realizzazione in una serie di iniziative, compresa questa mostra, che interessano teatro, musica, cinema, fotografia, installazioni, archeologia, architettura, itinerari e percorsi guidati ed altro ancora.

Costruendo il progetto, col fare stiamo tutti imparando un sacco di cose; ad esempio:

1 – questa mostra mette assieme più gruppi di lavoro e diverse competenze, con l’intenzione dichiarata di “cucire” tra loro le molte informazioni che solitamente rimangono confinate negli ambiti specifici (archeologia, urbanistica, architettura, ricerca storica, fotografia, comunicazione, ecc.);

2 – il “sapere” è importante, ma è altrettanto importante condividere e trasmettere quello che si conosce, consentendo a tutti di sviluppare una visione più ampia e cosciente di ciò che abbiamo ricevuto in eredità, della realtà in cui viviamo e, in definitiva, del futuro che stiamo costruendo (o forse distruggendo…);

3 – se mostriamo curiosità, interesse e passione per ciò che facciamo, abbiamo sempre e comunque da imparare: non si è architetto o artista, si può solo imparare a diventarlo, a 20 anni come a 70, con un salutare esercizio di onestà intellettuale; il concetto è ripreso da K. Marx: “… non esistono pittori, ma tutt’al più uomini che, tra l’altro, dipingono anche.”

4 – internet e social network sono strumenti importanti, ma sempre strumenti restano: solo se sono riempiti di contenuti riescono a comunicare idee e progetti di una qualche utilità per la comunità della rete; altrimenti rimangono luoghi (virtuali) di rappresentazione (soggettiva) della propria individualità e di scambio (improduttivo) di chiacchere.

L’esperienza di WC (e qui parlo a nome dei coordinatori del progetto) è un cantiere aperto che abbiamo fin dall’inizio concepito come un’esperienza “collettiva”.

Questa mostra è per l’appunto il risultato del lavoro comune di un gruppo di giovani: lavoro che, confidando nella comprensione di storici e studiosi, non ha alcuna pretesa di esaustività o di completezza: è un “work in progress” aperto al contributo dei visitatori.

In mostra troverete dei fogli bianchi in cui lasciare commenti, suggerimenti e critiche e la disponibilità dei giovani che l’hanno realizzata a raccogliere indicazioni e materiali per migliorarla.

Troverete anche una prima imperfetta bozza della video-animazione – anch’essa “in progress” – che per la prima volta tenta di rendere visibili le trasformazioni di Este, dalle origini ad oggi, in maniera dinamica.

Per finire, approfittando della presenza di alcuni dei nostri “Amministratori della Cosa Pubblica” e provando a chiederci quali potrebbero essere gli sviluppi del Progetto WC, ci permettiamo di sognare, stando un po’ coi piedi per terra:

A – sarebbe importante che il Canale di Este, ora del tutto ignorato dagli strumenti di programmazione urbanistica, fosse finalmente considerato un elemento fondamentale per la riqualificazione della nostra città; non servono risorse economiche ma visioni progettuali di più ampio respiro e di maggiore qualità, oltre che più convinte scelte politiche;

B – invece che essere disegnata da strade, incroci, rotonde, semafori, parcheggi, lottizzazioni, concentrazioni di case e capannoni; disseminata di cartelli segnaletici e pubblicitari, congestionata dal traffico, abbruttita da un’edilizia avida e di bassa qualità, questa città potrebbe trovare la sua dimensione più “umana” in un progetto di fruibilità del Bisatto che è, senza tema di smentita, uno dei suoi segni fondanti; certo, servono risorse, ma in parte si possono dirottare in questa direzione e in parte ricercare tra i fondi messi a disposizione dai bandi;

C – sarebbe bello che lo straordinario patrimonio di giacimenti archeologici sepolti nel nostro territorio fosse messo a sistema e reso fruibile; per non parlare del ruolo che un museo così legato al territorio come il Museo Nazionale Atestino potrebbe avere anche per l’economia della nostra città;

D – attendismo e immobilismo – per di più conditi da lamentazione e critica sistematica dell’operato altrui – sono gli sport cittadini più praticati: sarebbe bello se fossero sostituiti da un atteggiamento più propositivo e da un impegno più concreto e costruttivo.

A ben guardare, i ragazzi del progetto WC tutto questo lo hanno cominciato a fare, partendo dal recupero delle loro e nostre radici.Non credo che possiamo voltargli le spalle, come per troppi anni ha fatto questa città col suo canale, ma piuttosto adoperarci per offrire anche alle nuove
generazioni la possibilità di immaginare e costruire il loro futuro.

Impegnandoci tutti, noi per primi, a realizzare una città migliore …

Cinzia Tagliaferro, Enrico Fontana, Giorgio Gaino, Toni Zogno

* La mostra all’Ex Pescheria è stata realizzata da:

– Elisa Dalla Longa, Chiara Maratini, Ilaria Pantano (archeologia);

– Angelo Armonici, Arianna Ferraretto, Elena Sinigaglia, Thomas Tosato, Michele Vangelista (fotografia)

– Luca Canevarolo, Gianmarco Ferrarese, Mattia Paluan, Elena Rota (IUAV, architettura e urbanistica)

– Sara Bertoldo, Gioia Borsatto, Lara Cusin, Chiara Silvestri, Riccardo Visentin (IUAV, design ed elaborazione multimediale)

La mostra rimarrà aperta fino al 26 luglio con i seguenti orari: venerdì, sabato e
domenica dalle 17,30 alle 20,00. In occasione delle Notti Bianche, a luglio rimarrà
aperta anche al giovedì dalle 21,00 alle 23,00.