Ecco “Watch the City”: Este come non l’avete mai vista

11401261_376906879170092_4799849069939126681_nVenerdì 19 giugno alle ore 18,00 presso l’Atrio di Ca’ Gentilini al Ponte delle Grazie (angolo via Mulini) a Este verrà inaugurata WtC (Watch the City), mostra fotografica che documenta aspetti inusuali e particolari caratteristici  del canale Bisatto. Quattro giovani fotografi hanno catturato immagini sorprendentemente evocative e dense di significati. L’allestimento accompagna il visitatore, come in una virtuale immersione nell’acqua, da una sponda all’altra del canale, attraverso i diversi linguaggi e le diverse sensibilità degli autori.

“Abbiamo cercato di catturare spazi e angoli di Este che tutti conosciamo, ma che solo in pochi sono capaci davvero di cogliere” spiega Arianna Ferraretto, fotografa. “Questi scatti rappresentano una proposta inedita del modo di raccontare, percepire e vivere la città. Ognuno è il frutto di una profonda ricerca personale, e in ciascuno è presente un pezzo di anima dell’autore. Sono fotografie scattate seguendo le suggestioni che Este ci ha dato, e che per questo sapranno emozionare lo spettatore.”

La mostra rimarrà aperta per tutta la durata di WaterCity con i seguenti orari: venerdì, sabato e domenica dalle 17,30 alle 20,00. Nel mese di luglio, in occasione delle Notti Bianche, la mostra si potrà visitare anche il giovedì dalle 21,00 alle 23,00.

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Verum Ipsum Factum

Intervento di Toni Zogno all’inaugurazione della mostra “WaterCity_la città e
l’acqua” all”Ex-Pescheria, 13/06/2015 *

Verum ipsum factum

Nella bella porta d’ingresso dello IUAV, ai Tolentini, Carlo Scarpa ha voluto imprimere il motto vichiano: VERUM IPSUM FACTUM ovvero, “la verità è nello stesso fare”, dove i termini latini VERUM e FACTUM sono usati scambievolmente, o meglio – come si insegnava a scuola – si “convertono l’uno con l’altro”.
Come per Giambattista Vico, anche per l’architetto veneziano la ricerca del vero si identificava col fare, e in quel “fare” è contenuto il pensare – imprescindibile per lo sviluppo qualsiasi idea o progetto – che è proprio della mente umana.

La premessa motiva la scelta de La Medusa di sostenere Water City, condividendo il pensiero che WC fosse un’opportunità per i giovani “under 35” della città di Este di conoscere la storia di questo territorio e delle sue trasformazioni, lette attraverso l’acqua e il paesaggio che essa ha così fortemente connotato.

Questo pensiero si è concretizzato in un progetto – impegnativo e sicuramente imperfetto – che in questi giorni e fino alla fine di luglio trova realizzazione in una serie di iniziative, compresa questa mostra, che interessano teatro, musica, cinema, fotografia, installazioni, archeologia, architettura, itinerari e percorsi guidati ed altro ancora.

Costruendo il progetto, col fare stiamo tutti imparando un sacco di cose; ad esempio:

1 – questa mostra mette assieme più gruppi di lavoro e diverse competenze, con l’intenzione dichiarata di “cucire” tra loro le molte informazioni che solitamente rimangono confinate negli ambiti specifici (archeologia, urbanistica, architettura, ricerca storica, fotografia, comunicazione, ecc.);

2 – il “sapere” è importante, ma è altrettanto importante condividere e trasmettere quello che si conosce, consentendo a tutti di sviluppare una visione più ampia e cosciente di ciò che abbiamo ricevuto in eredità, della realtà in cui viviamo e, in definitiva, del futuro che stiamo costruendo (o forse distruggendo…);

3 – se mostriamo curiosità, interesse e passione per ciò che facciamo, abbiamo sempre e comunque da imparare: non si è architetto o artista, si può solo imparare a diventarlo, a 20 anni come a 70, con un salutare esercizio di onestà intellettuale; il concetto è ripreso da K. Marx: “… non esistono pittori, ma tutt’al più uomini che, tra l’altro, dipingono anche.”

4 – internet e social network sono strumenti importanti, ma sempre strumenti restano: solo se sono riempiti di contenuti riescono a comunicare idee e progetti di una qualche utilità per la comunità della rete; altrimenti rimangono luoghi (virtuali) di rappresentazione (soggettiva) della propria individualità e di scambio (improduttivo) di chiacchere.

L’esperienza di WC (e qui parlo a nome dei coordinatori del progetto) è un cantiere aperto che abbiamo fin dall’inizio concepito come un’esperienza “collettiva”.

Questa mostra è per l’appunto il risultato del lavoro comune di un gruppo di giovani: lavoro che, confidando nella comprensione di storici e studiosi, non ha alcuna pretesa di esaustività o di completezza: è un “work in progress” aperto al contributo dei visitatori.

In mostra troverete dei fogli bianchi in cui lasciare commenti, suggerimenti e critiche e la disponibilità dei giovani che l’hanno realizzata a raccogliere indicazioni e materiali per migliorarla.

Troverete anche una prima imperfetta bozza della video-animazione – anch’essa “in progress” – che per la prima volta tenta di rendere visibili le trasformazioni di Este, dalle origini ad oggi, in maniera dinamica.

Per finire, approfittando della presenza di alcuni dei nostri “Amministratori della Cosa Pubblica” e provando a chiederci quali potrebbero essere gli sviluppi del Progetto WC, ci permettiamo di sognare, stando un po’ coi piedi per terra:

A – sarebbe importante che il Canale di Este, ora del tutto ignorato dagli strumenti di programmazione urbanistica, fosse finalmente considerato un elemento fondamentale per la riqualificazione della nostra città; non servono risorse economiche ma visioni progettuali di più ampio respiro e di maggiore qualità, oltre che più convinte scelte politiche;

B – invece che essere disegnata da strade, incroci, rotonde, semafori, parcheggi, lottizzazioni, concentrazioni di case e capannoni; disseminata di cartelli segnaletici e pubblicitari, congestionata dal traffico, abbruttita da un’edilizia avida e di bassa qualità, questa città potrebbe trovare la sua dimensione più “umana” in un progetto di fruibilità del Bisatto che è, senza tema di smentita, uno dei suoi segni fondanti; certo, servono risorse, ma in parte si possono dirottare in questa direzione e in parte ricercare tra i fondi messi a disposizione dai bandi;

C – sarebbe bello che lo straordinario patrimonio di giacimenti archeologici sepolti nel nostro territorio fosse messo a sistema e reso fruibile; per non parlare del ruolo che un museo così legato al territorio come il Museo Nazionale Atestino potrebbe avere anche per l’economia della nostra città;

D – attendismo e immobilismo – per di più conditi da lamentazione e critica sistematica dell’operato altrui – sono gli sport cittadini più praticati: sarebbe bello se fossero sostituiti da un atteggiamento più propositivo e da un impegno più concreto e costruttivo.

A ben guardare, i ragazzi del progetto WC tutto questo lo hanno cominciato a fare, partendo dal recupero delle loro e nostre radici.Non credo che possiamo voltargli le spalle, come per troppi anni ha fatto questa città col suo canale, ma piuttosto adoperarci per offrire anche alle nuove
generazioni la possibilità di immaginare e costruire il loro futuro.

Impegnandoci tutti, noi per primi, a realizzare una città migliore …

Cinzia Tagliaferro, Enrico Fontana, Giorgio Gaino, Toni Zogno

* La mostra all’Ex Pescheria è stata realizzata da:

– Elisa Dalla Longa, Chiara Maratini, Ilaria Pantano (archeologia);

– Angelo Armonici, Arianna Ferraretto, Elena Sinigaglia, Thomas Tosato, Michele Vangelista (fotografia)

– Luca Canevarolo, Gianmarco Ferrarese, Mattia Paluan, Elena Rota (IUAV, architettura e urbanistica)

– Sara Bertoldo, Gioia Borsatto, Lara Cusin, Chiara Silvestri, Riccardo Visentin (IUAV, design ed elaborazione multimediale)

La mostra rimarrà aperta fino al 26 luglio con i seguenti orari: venerdì, sabato e
domenica dalle 17,30 alle 20,00. In occasione delle Notti Bianche, a luglio rimarrà
aperta anche al giovedì dalle 21,00 alle 23,00.

Quando Este era crocevia del commercio

11390126_372296972964416_7034090430990737989_nQuello tra Este e l’acqua è un rapporto ricco di storia e di fascino, che affonda le proprie radici in un passato lontano. Ne abbiamo parlato con Giovanna Gambacurta, direttrice del Museo Nazionale Atestino.

“E’ l’Adige, intorno al XIII-XII secolo a. C, a determinare la nascita di Este. Il primo insediamento nasce a sud del fiume, nell’area oggi identificabile come Canevedo. In seguito questa posizione viene abbandonata, e a partire dal IX-VIII secolo a. C. la città si stabilisce nella posizione attuale: a nord dell’Adige, su un terrazzo fluviale rilevato che la mette al riparo dalle esondazioni. A delimitarla ci sono, poi, le colline, mentre al di là del fiume, a nord come a sud, si trovano solo le necropoli e i luoghi di culto.

L’Adige è un’importante via di comunicazione che rende Este uno snodo vitale: consente, infatti, di avere un collegamento fluviale verso est, (mare Adriatico), verso ovest (con la possibilità di arrivare a Mantova attraverso il Mincio) e verso nord (risalendo verso le Alpi). Per questo nel I millennio a. C. (Età del Ferro) la città è al centro di rilevanti traffici commerciali, legati soprattutto alle materie prime in arrivo da Nord, come il sale e i metalli, e alle merci provenienti dal mare. Anche in età romana Este resta un luogo fiorente, con i suoi templi, il suo foro e i suoi monumenti. Il declino comincia nell’Alto Medioevo, quando nel corso del VI sec. d.C. l’Adige devia la sua rotta verso Sud, andando progressivamente a collocarsi dove è oggi. In epoca rinascimentale e moderna, infine, Este vivrà una nuova fase di crescita economica anche grazie alle sue officine di ceramica.

Quanto all’origine del Bisatto, “va tenuto presente che l’Adige correva all’incirca dove oggi si trova la Padana Inferiore. E’ possibile, però, che avesse ramificazioni secondarie, una delle quali probabilmente svoltava verso nord, passando sotto i colli ed entrando a Este.”

Via Monache, il ghetto ebraico di Este

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La zona del ghetto in una foto storica

Passando per via Monache e raggiungendo l’argine del canale Bisatto, si ripercorre parte della storia e della cultura che hanno caratterizzato Este e il nostro territorio sin dagli inizi del ‘400. È proprio in questo periodo che, dopo la resa alla Repubblica di Venezia, tra le mura atestine viene richiesta la presenza dei banchieri ebrei – provenienti da Padova – chiamati a prestare denaro su pegno in cambio di diverse agevolazioni. Nel corso del tempo, però, le facilitazioni, riconosciute da un atto notarile comunale, suscitano non poco sconcerto a causa dell’usura, tanto che il Vescovo di Padova, Pietro Dandolo, intima la ritira del comunicato.

La politica intrapresa dal vescovo padovano non limita la comunità ebraica che, nei secoli, trova asilo a Este, diffondendosi per le contrade cittadine e lungo l’argine del Bisatto e via Monache, accanto alla Porta Vecchia delle mura cittadine, luogo di transito obbligato per raggiungere la Lombardia.

Proprio in questo spazio, a seguito di una bolla ducale del 1665, gli ebrei furono costretti “ad habitar in unione nelle case delli heredi botti, Sive Bonati, e nelle contigue delli heredi Lunardi poste nella contr di S.Martino, che recinte da una corte con solo ingresso et otturati tutti li fori che riguardanon sulla pubblica strada vengono a stabilire la forma di un gheto”.

Di fatto, con questo comunicato, la comunità ebraica viene segregata in un ghetto munito di un solo accesso e privo di aperture verso l’esterno. Le abitazioni che ospitavano gli Ebrei di Este si affacciavano con i due archi murati sull’argine del Canale ed erano posizionate all’interno dell’isolato, prive di affacci su vie pubbliche.

A questo stato di emarginazione viene posto fine nel 1770 quando la comunità ebraica, raggruppata in ghetti di città limitrofe più grandi, è costretta a spostarsi tra Padova e Venezia. Il ghetto atestino, dall’allontanamento degli ebrei, viene occupato da cittadini di bassa condizione sociale, tanto che questa parte della città è tuttora ricordata come “ghetto della miseria”. Dopo la seconda guerra mondiale, dagli anni ’50 agli anni ’60, gli atestini che abitano il ghetto lo abbandonano quasi del tutto, trovando un alloggio più decoroso con la costruzione dei nuovi quartieri del “Pilastro” e di “Meggiaro”.

Oggi, nonostante lo scandire del tempo, l’aria che si respira tra questi luoghi è intrisa di storia, tanto che tra il Canale Bisatto e le mura atestine si può rivivere il sapore del passato.

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La zona del ghetto oggi

 

I misteri di “Ateste”

FullSizeRenderSe vi dicessi che Este una volta era un’isola, ci credereste? Strano da pensare, ma la vecchia Este era proprio racchiusa da più rami fluviali, il più importante fra questi era l’Adige. Così importante da dare il nome a quel piccolo villaggio, che poi diventerà un importante centro.

Ma quanto antica è “Ateste”? Quando si è insediato per la prima volta l’uomo in questa terra?

Quello che per noi oggi è un bel posto dove passeggiare lungo l’argine, cos’era per le antiche popolazioni Venete? Solo un corso d’acqua con cui irrigare i campi? Magari una barriera difensiva? O forse un limite dei confini tra le varie popolazioni?

Adesso ciò che rimane di quella fitta rete di fiumi e canali sono case e campi. E se dove oggi noi abitassimo, una volta i nostri precedenti “concittadini” avessero combattuto una battaglia all’ultimo sangue? Se sotto casa vostra ci fosse stata una scuderia, o una stalla? Magari un santuario? Forse proprio per la vostra via passavano navi ricche di pietre o d’oro!

Una cosa è sicura, l’acqua recitava un ruolo da protagonista nella vita di tutti. Vi siete mai chiesti in cosa credessero nel II millennio a. C. ? Probabilmente praticavano un culto pagano, molto legato alla Natura, magari all’Adige stesso. Chissà quanti riti religiosi sono stati celebrati proprio vicino a quei corsi d’acqua! Magari il fiume stesso era un passaggio verso le necropoli…

“WaterCity ESTE- La città e l’acqua”, dal 6 giugno al 26 luglio, cercherà di svelare i misteri più affascinanti di “Ateste”.

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Pietro Zangrossi

WaterCity, scelti i vincitori del bando per le installazioni sul Bisatto

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Si avvicina l’inizio di WaterCity 2015, che tra giugno e luglio porterà a Este una serie di iniziative volte a promuovere la riscoperta del canale Bisatto quale bene comune del territorio. Dopo diverse ore di riunione, la commissione incaricata ha selezionato i vincitori del bando per la realizzazione di installazioni artistiche da collocare lungo il canale. Ecco i nomi dei giovani artisti scelti:

– Federico Seppi
– Riccardo Gatti
– Giulio Pavan
– Tomas Ornaghi
– Alessia Cibin
– Paolo Toffanin
– Roberto Bovo
– Elena Rota

Soddisfatto il presidente del Centro Culturale La Medusa, Giandomenico Sandri: “Stiamo cercando di diventare un punto di riferimento delle attività culturali nel territorio. Auspico, ora, che si avvii una proficua partecipazione degli artisti e della città a questa manifestazione.” Bilancio positivo anche per Felice Gambarin, esperto di arte e membro della commissione giudicante: “Le opere hanno rivelato buone qualità estetico-artistiche, oltre a una spiccata sensibilità culturale. Per tutti gli artisti il Bisatto è stato il soggetto centrale della ricerca.” La segreteria di Medusa ha già provveduto a comunicare a tutti i partecipanti l’esito della selezione.

Ufficio stampa WaterCity

Email: watercity15@gmail.com
Facebook: WaterCity – La città e l’acqua
Twitter: @WatercityEste
Instagram: WatercityEste

Il canale in barca: la bellezza di Este da un’insolita prospettiva

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“Sono nata e cresciuta ad Este, ma ancora adesso non smetto di stupirmi. Questa mattina ho indossato un nuovo paio di occhi, forse nessuno lo sa, ma sono intercambiabili e ne esistono diversi modelli. Oggi ne ho indossato un paio particolare che invece di farmi vedere le cose dall’alto in basso me le ha fatte vedere a pelo dell’acqua. Io e i miei compagni di viaggio siamo saliti su una barchetta senza troppo speranze e aspettative per scattare qualche foto utile per il futuro.

Dopo qualche difficoltà iniziale, dovuta alla nostra poca dimestichezza con la corrente, abbiamo scoperto un mondo nuovo, che avevamo sempre ignorato. Da piccoli ci insegnano a non sporgerci dal ponte a stare attenti a non cadere in acqua, una serie di attenzioni che ci hanno limitato in tutto questo tempo. Oggi invece era tutto così surreale, vedere i posti della mia vita dal basso verso l’alto, scoprire cosa sta dietro è stato davvero emozionante e non vedo l’ora che tante altre persone possano condividere il mio stupore.

Oggi una semplice perlustrazione si è dimostrata molto di più e mi ha fatto riflettere sul fatto che è proprio vero che a volte non serve andare chissà dove per potersi stupire ancora, ma come detto prima, basta solo cambiare paio di occhi.”

Arianna Ferraretto