La leggenda del Nebirullo, il “mostro” del Bisatto

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(Un’ansa del Bisatto nei pressi della Basilica delle Grazie: una zona molto battuta dal Nebirullo)

Tutti i nostri nonni da piccoli hanno camminato, almeno una volta, sull’argine del Bisatto. Eppure nessuno di loro mai vi racconterà, magari perchè non l’ha mai vista ma molto più probabilmente perchè non ne ha avuto il coraggio, di essersi imbattuto in quella strana creatura avrebbe popolato le acque del nostro canale per moltissimo tempo: il Nebirullus Euganeus Superior, volgarmente conosciuto come Nebirullo.

(Una riproduzione scultorea del famigerato Nebirullo)
(Una riproduzione scultorea del famigerato Nebirullo)

Testi antichi e manoscritti misteriosamente scomparsi definiscono la creatura come “uno Sgrunfide della famiglia dei Cenolestidi del genere dei Bettongidi”, nonostante tra i veneti egli fosse chiamato “sasinagambari” a causa del cibo di cui era ghiottissimo che trovava senza fatica nelle acque dei canali che sceglieva come casa. Il Nebirullo scavava tane profonde (fino a180 cm) negli argini e le copriva con canne palustri e peluria, affinché queste potessero accogliere le sue uova. Questo strano animale, un po’ papera un po’ rospo, sembra essersi quasi estinto a causa delle donnole (principali predatori dei Nebirulli) e del difficile sistema di riproduzione che avrebbe causato, a ogni parto, la morte dell’esemplare femminile. Nonostante molti facciano ancora fatica a credere che potesse esistere (o che possa ancora, chi lo sa?) una creatura simile, alcune testimonianze, unite al pelo che sarebbe stato trovato e analizzato dagli scienziati, avrebbero permesso di dare un volto al nostro animale e ne avrebbero certificato l’esistenza. Esiste davvero il Nebirullo? E’grande, feroce o pericoloso? Potreste averlo visto andando a fare jogging la sera? WaterCity sta per darvi tutte le risposte…

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