Via Monache, il ghetto ebraico di Este

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La zona del ghetto in una foto storica

Passando per via Monache e raggiungendo l’argine del canale Bisatto, si ripercorre parte della storia e della cultura che hanno caratterizzato Este e il nostro territorio sin dagli inizi del ‘400. È proprio in questo periodo che, dopo la resa alla Repubblica di Venezia, tra le mura atestine viene richiesta la presenza dei banchieri ebrei – provenienti da Padova – chiamati a prestare denaro su pegno in cambio di diverse agevolazioni. Nel corso del tempo, però, le facilitazioni, riconosciute da un atto notarile comunale, suscitano non poco sconcerto a causa dell’usura, tanto che il Vescovo di Padova, Pietro Dandolo, intima la ritira del comunicato.

La politica intrapresa dal vescovo padovano non limita la comunità ebraica che, nei secoli, trova asilo a Este, diffondendosi per le contrade cittadine e lungo l’argine del Bisatto e via Monache, accanto alla Porta Vecchia delle mura cittadine, luogo di transito obbligato per raggiungere la Lombardia.

Proprio in questo spazio, a seguito di una bolla ducale del 1665, gli ebrei furono costretti “ad habitar in unione nelle case delli heredi botti, Sive Bonati, e nelle contigue delli heredi Lunardi poste nella contr di S.Martino, che recinte da una corte con solo ingresso et otturati tutti li fori che riguardanon sulla pubblica strada vengono a stabilire la forma di un gheto”.

Di fatto, con questo comunicato, la comunità ebraica viene segregata in un ghetto munito di un solo accesso e privo di aperture verso l’esterno. Le abitazioni che ospitavano gli Ebrei di Este si affacciavano con i due archi murati sull’argine del Canale ed erano posizionate all’interno dell’isolato, prive di affacci su vie pubbliche.

A questo stato di emarginazione viene posto fine nel 1770 quando la comunità ebraica, raggruppata in ghetti di città limitrofe più grandi, è costretta a spostarsi tra Padova e Venezia. Il ghetto atestino, dall’allontanamento degli ebrei, viene occupato da cittadini di bassa condizione sociale, tanto che questa parte della città è tuttora ricordata come “ghetto della miseria”. Dopo la seconda guerra mondiale, dagli anni ’50 agli anni ’60, gli atestini che abitano il ghetto lo abbandonano quasi del tutto, trovando un alloggio più decoroso con la costruzione dei nuovi quartieri del “Pilastro” e di “Meggiaro”.

Oggi, nonostante lo scandire del tempo, l’aria che si respira tra questi luoghi è intrisa di storia, tanto che tra il Canale Bisatto e le mura atestine si può rivivere il sapore del passato.

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La zona del ghetto oggi

 

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I misteri di “Ateste”

FullSizeRenderSe vi dicessi che Este una volta era un’isola, ci credereste? Strano da pensare, ma la vecchia Este era proprio racchiusa da più rami fluviali, il più importante fra questi era l’Adige. Così importante da dare il nome a quel piccolo villaggio, che poi diventerà un importante centro.

Ma quanto antica è “Ateste”? Quando si è insediato per la prima volta l’uomo in questa terra?

Quello che per noi oggi è un bel posto dove passeggiare lungo l’argine, cos’era per le antiche popolazioni Venete? Solo un corso d’acqua con cui irrigare i campi? Magari una barriera difensiva? O forse un limite dei confini tra le varie popolazioni?

Adesso ciò che rimane di quella fitta rete di fiumi e canali sono case e campi. E se dove oggi noi abitassimo, una volta i nostri precedenti “concittadini” avessero combattuto una battaglia all’ultimo sangue? Se sotto casa vostra ci fosse stata una scuderia, o una stalla? Magari un santuario? Forse proprio per la vostra via passavano navi ricche di pietre o d’oro!

Una cosa è sicura, l’acqua recitava un ruolo da protagonista nella vita di tutti. Vi siete mai chiesti in cosa credessero nel II millennio a. C. ? Probabilmente praticavano un culto pagano, molto legato alla Natura, magari all’Adige stesso. Chissà quanti riti religiosi sono stati celebrati proprio vicino a quei corsi d’acqua! Magari il fiume stesso era un passaggio verso le necropoli…

“WaterCity ESTE- La città e l’acqua”, dal 6 giugno al 26 luglio, cercherà di svelare i misteri più affascinanti di “Ateste”.

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Pietro Zangrossi