sabato 22 aprile 017: un convegno per una nuova agricoltura

Il centro di cultura La Medusa organizza

sabato 22 aprile 2017, un convegno sul recupero della tradizione della coltivazione della canapa sativa e del suo ciclo attuale di lavorazione e trasformazione.

Il convegno avrà luogo presso l’aula magna dell’ex Collegio Vescovile, in via G. Garibaldi 23,      ad Este (PD)

CANAPA DAL PASSATO PER L’AGRICOLTURA MODERNA:PARLIAMONE!

Un Convegno sul recupero della coltivazione della canapa sativa. Dalla semina al ciclo di trasformazione dei prodotti passando per le tecnologie, la giurisdizione che regolamenta la semina, alle caratteristiche dei terreni. Un tavolo di lavoro al mattino e uno al pomeriggio. A seguire inaugurazione della mostra “fili e trame”: filati di canapa per accessori dal gusto contemporaneo.

INTERVENGONO professionisti del settore, agricoltori.
Con la presenza delle autorità locali.

Giornata di studi patrocinata dalla Città di Este, dalle province di Padova, Verona, Vicenza, Rovigo e con il patrocinio del GAL Bassa Padovana e VenetoAgricoltura.

*info: 366.3505700* segreteria de La Medusa

PROGRAMMA DEL CONVEGNO

TAVOLO DEL MATTINO [ore 9.30/12.30 con pausa caffè ore 11]

Apertura convegno, saluto del presidente de La Medusa Giandomenico Sandri.

Dr.ssa Roberta Gallana, sindaco della città di Este, saluto dell’amministrazione comunale.

Dr. Gianpaolo Grassi direttore CRA_CIN di Rovigo, Ministero delle Politiche Agricole.

Michela Battistella e Margherita Gattolin: breve storia della canapa nel territorio.

prof. Mario Baldini, agronomo, Facoltà di Agraria Università di Udine: idoneità dei terreni agrari alla coltivazione della canapa.

Dr. Gianpaolo Grassi: le varietà giuridicamente riconosciute per la coltivazione. Le idoneità varietali in funzione all’uso del prodotto raccolto.

Alvaro Garro, imprenditore: raccolta e prima trasformazione.

Dr. Filippo Mazzariol, Union Camere sportello Veneto progetto “Biostep”: la funzione dello sportello veneto per l’innovazione in agricoltura.

Graziano Azzalin, Consigliere Regione Veneto, presidente III° com.ne Regiove Veneto PSR 2014-2020:opportunità per la cultura e la trasformazione della canapa.

*pausa pranzo*

TAVOLO DEL POMERIGGIO [ore 14.30/17.30]

LA CANAPA, PRODUZIONE E PRODOTTI

Saluto dell’ On. dott.ssa Giulia Narduolo.

Il prof. Renato Dal Cavaliere porta il saluto del presidente della Provincia di Verona

Dr. Beppe Croce, presidente Federcanapa, Chinica Verde Bionet, Lega Ambiente.

ing. Valerio Zucchini: le macchine per la raccolta e la trasformazione.

Dr. Andrea Gruppioni, CMF Pavullo MD: produzione di pannelli per l’edilizia con paglie di fibra e canapulo.

ing. Matteo Coletto, ANAB – Associazione Nazionale Architettura Bioecologica.

Dr.ssa Maria Mima Placco, nutraceutica: aspetti salutistici e nutrizionali del seme della canapa: olio e farine.

Dr.ssa Antonella Tormen: esperienze di coltivazione della canapa nelle valli di Belluno.

Cesare Quaglia, Assocanapa, Carmagnola: esperienze di coltivazione e dell’utilizzo dei semi, delle paglie e del canapulo.

Al via il progetto Z.O.L.F.O.

Il complesso termale sito in Val Calaona, all’interno del comune di Baone,
ormai in completo stato di abbandono e degrado, non ha mancato di attirare su di se
l’attenzione di varie associazioni locali che si occupano di cultura ed ambiente. Non ultima cosa,
nel 2015,  il plesso era stato protagonista di un servizio del tg satirico di canale 5, ottenendo così una risonanza mediatica
a livello nazionale.
Il Centro di Cultura La Medusa di Este, associazione che da 25 anni si occupa di arte e cultura in città, ma sensibile anche ai problemi legati al territorio, ha cercato di coniugare la propria attitudine culturale alle tematiche di riqualificazione ambientale attraverso l’opportunità fornita dal bando “culturalmente 2016” della Fondazione Cariparo, dando vita al progetto “Z.o.l.f.o”, acronimo di “zone o luoghi fuori dall’ ordinario”, che ha come oggetto la riqualificazione di alcune aree accomunate dalla presenza di sorgenti termali naturali, individuando come luoghi d’intervento la Val Calona e l’area dell’ ex parco Imps di Battaglia Terme.
Per mezzo delle risorse messe a disposizione dalla Fondazione, verranno organizzate una serie di iniziative, dal ripristino ambientale con la pulizia dei siti alle manifestazioni aperte al pubblico e la cittadinanza, per sensibilizzare abitanti, amministratori e istituzioni alla riscoperta di quei luoghi come bene comune.
La fase propedeutica al progetto si avvierà già dai prossimi mesi con seminari, incontri, laboratori didattici e la produzione di video documentari, mentre le manifestazione in situ sono previste per l’inizio del prossimo settembre.
Le iniziative promosse dal progetto saranno attuate coinvolgendo gli studenti delle scuole superiori, le varie associazioni locali e giovani artisti under 35, con il coordinamento e la pluriennale esperienza de La Medusa.
Un altro denominatore comune tra i due luoghi individuati per “Zolfo”, oltre la già citata presenza delle fonti termali, è anche la congiunzione dei due poli attraverso una via fluviale, il canale Bisatto, già oggetto di interesse e iniziative da parte de La Medusa con il progetto “Water City- la città e l’acqua” nel 2014, che per l’occasione si renderà protagonista collegando fisicamente Este/Baone – Battaglia, attraverso la collaborazione con i circoli  Remieri di Monselice e Battaglia Terme, partner del progetto, con attività on-board.culturalmente2016-articolo2

LA NECROPOLI DI SANTO STEFANO

Una passeggiata nel centro cittadino ci porta a riscoprire, a contatto con la città moderna, i resti del passato antico di Este. Contesti archeologici, come aree funerarie e quartieri di abitazioni, scavati tra XIX e XX secolo e successivamente restaurati per essere aree archeologiche fruibili dal pubblico, proiettano nella nostra quotidianità la ricchezza del patrimonio storico-monumentale e completano la visita alle collezioni del Museo Nazionale Atestino (fig. 1). A nord-ovest del centro storico attuale, si sviluppava in antico una fascia di necropoli, utilizzata tra l’VIII (età del Ferro) e il II sec. a.C. (fase di romanizzazione). L’area funeraria, alle falde del Colle del Principe, era esterna all’abitato e risultava da questo separata da un corso d’acqua di derivazione collinare, confluente nell’Adige antico. L’area di nostro interesse, adiacente alla chiesa medievale di S. Stefano, è nota anche come “necropoli della Casa di Ricovero”, poiché è stata indagata estensivamente negli anni Ottanta in occasione di scavi condotti nel cortile della Pia Casa di Ricovero, in via preliminare ad interventi edilizi di miglioramento della struttura.

Questo settore costituisce il nucleo principale delle necropoli atestine settentrionali; infatti era noto agli studi dalla fine del XIX secolo, grazie a numerosi ritrovamenti archeologici (casa Muletti Prosdocimi, casa Alfonsi, villa Benvenuti; si pensi che la famosa situla Benvenuti è stata ritrovata a circa 200 m da qui). A seguito dell’iniziale scoperta di un nucleo di una trentina di tombe avvenuta tra il 1882 e il 1895, le prime ricerche furono condotte da Alfonso Alfonsi (1895-1897), portando alla luce circa 120 sepolture, delimitate da una cordonata di lastre calcaree infisse verticalmente nel terreno. In un’area contigua, nel cortile della Casa di Ricovero, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto avviò campagne di scavo stratigrafico, che tra gli anni 1983 – 1993 hanno restituito altre 150 tombe. Questa importante serie di indagini ha permesso di approfondire notevolmente la conoscenza sulla necropoli, che fu utilizzata senza interruzioni dall’epoca protostorica (VIII sec. a.C.) sino alla fase romana. Le tombe sono ricavate sul declivio collinare, entro uno strato di terreno alluvionale composto da sabbia finissima e argilla (che già il Prosdocimi a fine Ottocento identificò come apporto artificiale connesso all’allestimento del sepolcreto). Uno dei tratti salienti di questo contesto pluristratificato è l’alta densità delle sepolture, che risultano sovrapposte e ravvicinate, e sono distribuite su uno spessore di 4-5 metri entro una superficie di circa 500 mq. Il rito funerario prevalente è l’incinerazione, ovvero la cremazione del defunto. Le ossa combuste e altri oggetti ed ornamenti personali venivano collocati nel vaso ossuario. Questo poteva essere deposto entro una fossa scavata nel terreno o entro una cassetta litica (realizzata con scaglie di calcare), o anche in un dolio. La sepoltura, in base al rango del defunto, è accompagnata da altri elementi di corredo: vasi, oggetti personali, utensili e il vasellame utilizzato per la libagione durante il banchetto funebre.

Le sepolture più antiche si datano a partire dall’VIII sec. a.C. In questa prima fase sono quasi esclusivamente tombe ad incinerazione entro pozzetto semplice, con accumulo di sedimento e pietrame a copertura. Non c’è una chiara articolazione per settori, ma anzi si occupano in modo discontinuo i tre gradoni del pendio. Si sviluppano progressivamente anche altre strutture funerarie, caratterizzate da tumuli di terreno delimitati da circoli di trachite. Ciascuna unità così articolata accoglie una o due tombe (ovvero la sepoltura dei resti cremati dei defunti entro le cassette di scaglia). Simili tumuli collettivi sono espressione di nuclei familiari.  La fase tra metà del VII e metà del VI sec. a.C. segna un ampliamento della necropoli e corrisponde all’installazione di un complesso sistema di allineamenti e delimitazioni, costituiti da lastre di calcare infisse verticalmente nel terreno. L’organizzazione dello spazio implica una precisa progettualità, che esprime strutture sociali e raggruppamenti di tipo gerarchico. I tumuli funerari sono delimitati da grandi lastre di pietra, che possono essere disposte a formare recinti aperti, infisse con andamento rettilineo o a profilo semicircolare oppure a costituire un recinto piriforme. Si è osservato che le posizioni delle sepolture riflettono il rapporto gerarchico tra i diversi nuclei familiari (o gentilizi), tra loro suddivisi per differente livello sociale. I tumuli risultano orientati in modo da rivolgere l’accesso verso l’abitato. Il passaggio alla terza fase di utilizzo del sepolcreto è scandita da una sequenza di depositi alluvionali.necropoli-1

Si assiste ad una nuova concezione di organizzazione dello spazio funerario, incentrata sull’allestimento di un grande tumulo, monumentale, nel settore settentrionale (VI sec. a.C.). Dalla metà del V sec. a.C. le sepolture si concentrano in nuclei iso-orientati, distribuiti nel settore sud-occidentale. Agli inizi del III sec. a.C. si data la ricchissima tomba femminile di Nerka Trostiaia  (esposta nella VI sala del Museo Nazionale Atestino): la cassa sarcofago, di dimensioni monumentali, con tetto a doppio spiovente riproduce un arredo domestico, sino al modellino del telaio verticale. Il periodo conclusivo della necropoli protostorica è più difficilmente ricostruibile, a causa delle interferenze dai livelli sovrastanti, di epoca successiva, sino ad interventi più recenti nell’area della chiesa ed annessoconvento.

 La straordinaria ricchezza dei corredi funerari dei Veneti Antichi, l’originalità del loro panorama funerario e, più in generale, gli aspetti della loro quotidianità esercitano un fascino indiscusso anche sull’osservatore moderno. L’area archeologica di via S. Stefano ci presenta la visita ad un settore della necropoli protostorica sui livelli in cui si è attestata l’indagine archeologica, mantenuti a vista. Questo contesto dunque ci permette di comprendere l’articolazione di un’area funeraria presso i Veneti Antichi tra fine VII e inizio VI sec. a.C., organizzata in strutture funerarie (circoli in pietra e tumuli delimitati da lastre di trachite), tombe a cassetta in calcare dei Colli Euganei e cippi in trachite.necropoli-2

testo a cura di: Chiara Maratini
foto : Fabio Veronese

da ” Lo sguardo della Medusa” ,

rubrica della rivista “Euganeamente” a cura del

Centro di Cultura La Medusa

Simposio di scultura a Scano Boa – all’interno del progetto “Polesine 8mm|pellicole di vita quotidiana”

Domenica 11 settembre – Isola di Scano Boa

La land art, o arte ambientale, nasce come espressione artistica in America alla fine degli anni sessanta.

La caratteristica di questa specifica tipologia d’ arte, è l’intervento da parte dell’artista sul territorio, agendo su di esso modificandolo. E’ intesa come “land art” quindi, ogni opera dell’uomo intenta all’interazione con lo spazio naturale.

L’arte ambientale si sviluppa in reazione  alle pratiche del consumo di massa conseguenti la ripresa economica del dopoguerra,  e l’uso dei new media da un lato, e  il senso di sconforto e sfiducia nell’uomo accumulato nei decenni precedenti, dall’altro.

Il desiderio di superamento dei linguaggi tradizionali dell’arte, la ricerca di nuovi orizzonti di espressione, e la volontà di raggiungere il maggior numero possibile di fruitori, in una visione di nuovo dialogo tra arte- cultura e mondo reale, porta all’evoluzione di questa nuova forma d’arte.

Tra i maggiori esponenti di questa disciplina ricordiamo  Walter de Maria, Robert Morris,Alberto Burri, Robert Smithson, Christo, Richard Serra.

All’interno del progetto “Polesine 8mm – pellicole di vita quotidiana” iniziativa a cura dell’ associazione Il Mosaico di Rovigo, attraverso il bando Culturalmente 2015 della Fondazione Ca.ri.pa.ro, è previsto  un simposio di land art, a Scano Boa, che vedrà coinvolti 4 giovani artisti provenienti dalle Accademie di Belle Arti di Venezia e di Bologna.

I quattro artisti invitati produrranno delle opere temporanee con i materiali reperiti sul posto, in modo che con il passare del tempo, i manufatti, deteriorandosi, possano rilasciare  alla natura i materiali stessi impiegati nella realizzazione dei lavori.

Il tema del simposio è ancora in fase di studio….ma ci si muoverà attraverso i temi trattati dal film “Scano Boa” di Renato Dall’ Ara, del 1961: la vita quotidiana di quel periodo, la vita dura del pescatore, le superstizioni.

 

fotografia di Thomas Tosato
fotografia di Thomas Tosato

qui un breve estratto dalla pellicola del ’61.

http://https://vimeo.com/23552996

La Zattera della Medusa | simposio di scultura al Lido di Venezia

Sabato e domenica 4 e 5 giugno avrà luogo la seconda edizione del simposio di scultura organizzato al Lido di Venezia, in località Alberoni, dal centro di cultura La Medusa.
Il tema di questa edizione, sarà una riflessione dei vari artisti in concorso intorno all’importante e delicata questione delle migrazioni per mare e i tragici eventi a queste connessi.
Gli artisti invitati avranno un compito delicato: dovranno produrre un’opera dal carattere scultoreo o installativo utilizzando i materiali e i detriti che il mare porta alla deriva sulla spiaggia. Manipolandoli, modificandoli o aggregandoli, con il loro intervento i giovani artisti daranno alla luce una decina di opere che resteranno visibili sul lungomare della spiaggia libera degli Alberoni, in prossimità del chiosco Macondo, fino a quanto esse non si deterioreranno naturalmente, in una sorta di riappropriazione del materiale da parte del Mare. Gli spunti di riflessione in merito non mancano: dal dipinto di T. Géricault del 1819, che è anche la significativa immagine scelta per indicare la manifestazione, a Banksy, Ai Weiwei, Coco-Fusco, Bill Viola, Jason deCaires Taylor, Didier Faustino, tanto per citare alcuni grandi nomi di artisti del panorama internazionale, che si sono spesi sull’argomento.
E’ ancora impressa nelle nostre menti la terribile immagine del piccolo Aylan, il bambino di Kobane, a nord della Siria, che vestiva una maglia rossa e che con la sua famiglia tentava di raggiungere le coste di Kos, in Grecia, riverso senza vita sulla sabbia.
Un’ immagine che ha scosso tutto il mondo sulla questione dei migranti e che nega ogni possibile dubbio sul rischio e il pericolo che intere famiglie corrono per fuggire dai loro Paesi in guerra per cercare un futuro migliore in Europa.
Ci auguriamo che le opere prodotte in questo simposio possano riuscire a scuotere e sensibilizzare qualche animo, in modo da non restare più spettatori passivi di quanto accade poco distante da noi.

 

Gli artisti :
Davide Dalmazio, Greta Savignano, Monica Winterle, Irene Targa, Tomas Ornaghi, Alexandra Marinova, Bruno Fantelli, Karin Zrinjski, Giulia Vecchiato, Stefan Milosavljevic.

locand. alberoni. ridotta

i m p r e s a v i s i o n e //vernice 14.5.16//

Il centro di cultura La Medusa nacque nel 1992
concentrando fin da subito la propria attività nella promozione e valorizzazione  della grafica d’arte, e in particolar modo quella degli autori veneti e dell’est Europa. Oggi, quello spirito originario torna a vivere per mezzo di coloro che proseguono l’opera dell’ indimenticato  mecenate e fondatore Turi Fedele, seguendo una nuova direzione: l’apertura degli spazi espositivi de La Medusa anche alle nuove generazioni di artisti.
Troppo spesso poco considerati da un Sistema dell’arte talvolta corrotto.
Cosi da un paio di anni il Centro di Cultura ha iniziato a guardarsi attorno, estendendo lo sguardo  al di fuori dei propri confini territoriali, in una visione di respiro internazionale; di cui questa mostra ne è testimonianza,
per cercare e trovare nuovi talenti da mettere in luce, compatibilmente con quelle che sono le forze e le risorse a disposizione.
In questo senso, noi di Medusa vogliamo fornire ai giovani artisti un’ opportunità.
Perchè La Medusa crede che la meritino.

Per questo motivo  con orgoglio vi presentiamo “Impresa Visione”,
una mostra collettiva curata da Alberto Balletti,
carismatico artista e docente all’Accademia di Belle Arti di Venezia.
A lui dobbiamo il merito di aver aggregato questa incredibile selezione di opere
che toccano tutte le espressioni del contemporaneo più stretto.
In una mostra dal carattere deciso

che determina la presa di posizione degli artisti invitati sulla loro condizione di
essere artisti.

Thomas Tosato

invito sabato 14

A LIFE IN PHOTOGRAPHY

mario- banner
MARIO LASALANDRA
Sabato 23 aprile- domenica 8 maggio
PESCHERIA VECCHIA
SALA PROVE TEATRO DEI FILODRAMMATICI
SEDE MEDUSA, EX VESCOVILE
Vernissage
sabato 23 aprile h.18, Pescheria Vecchia
presenta il critico Paolo Morello
Sarà presente l’autore
Este- È sempre stata una consuetudine di Mario Lasalandra, tra i più importanti fotografi del ‘900
italiano, girare per Este o per le campagne circostanti per chiedere agli anziani sulla soglia di casa
di poterli fotografare. E così nel corso del tempo Mario ha immortalato con i suoi scatti la storia
della città attraverso volti antichi, pose astratte, sogni sospesi nella nebbia che avvolge campagna
e città atestine. Ora per la prima volta potremo vedere in una unica mostra le opere del fotografo
atestino grazie ad una esposizione antologica organizzata dal Circolo Fotografico Euganeo e il
Centro di Cultura La Medusa di Este, che in tre sedi espositive, la ex Pescheria, la sala prove del
teatro dei Filodrammatici e la sede di Medusa nel chiostro dell’ex Vescovile, proporrà poeti,
maschere, volti, attori e fantasmi del fotografo Autore dell’anno 1996 FIAF, considerato tra i più
originali nel panorama della fotografia contemporanea. In ex Pescheria saranno esposte
centoventi foto in bianco e nero, personaggi e paesaggi, archetipi onirici e della letteratura, come
la serie dedicata a don Chisciotte o quella dedicata al Paradiso. Nella sala prove del teatrino di
vicolo Mezzaluna troveranno spazio burattini e fantocci creati da Mario per il Magico di San Felice
sul Panaro di cui l’artista ha curato per ben undici edizioni, dal 2003 al 2013, la regia, la
scenografia e la coreografia dei festosi, interminabili cortei che sfilavano per le vie, tra musiche di
fanfara e scoppi di fumogeni. Nell’ultima edizione a seguire il carnevale c’erano oltre 2000 fotografi
provenienti da tutta Italia.
Ma l’originalità di questa esposizione sarà la parte dedicata ai personaggi atestini. Volti noti della
Este benestante come quelli della contessa Alice Zillo, ritratta davanti la sua villa in via Principe
Amedeo, o del benefattore Stocchetti, accanto a quelli del mondo della pittura degli anni ’60 e ‘ 70
rappresentati da Agostino Bellamio e Miro Evarchi. Una sorta di omaggio Lasalandra lo fa anche
al piccolo mondo antico degli artigiani espressione di una realtà in estinzione quali il fabbro, il
corniciaio o il tappezzerie sul ponte della Porta Vecchia. Ed infine la Beina ritratta in via
Madonnetta dove abitava , in un vecchio buco, insieme ai suoi gatti ed ai suoi cani o nella deserta
via Matteotti dove all’alba camminava insieme ai suoi fedeli e piccoli amici. Flash sul passato di
una città che non c’è più ma che continua a vivere nel cuore di tutti anche grazie agli scatti di
Mario.
Fotografie di Lasalandra sono conservate presso L’International Center di New York,(diretto da
Cornell Capa,1986),nella Bibliotèque Nazionale de France (diretta da Jean Cloude Lemagny,
1996), al CSAC di Parma,presso Photography Annual New York e nella collezione Vivial di Praga.
Intervista a Mario Lasalandra a cura di Beatrice Andreose